LinkedIn: il tuo profilo è davvero professionale?

TITANKA! TITANKA!   |   6 settembre 2012

Aziende, professionisti di ogni settore, studenti sono gli utenti tipo del social network professionale LinkedIn ormai diffuso in oltre 200 paesi e con all’attivo 175 milioni di iscritti.

Lanciato nel maggio del 2003, questo social network professionale ha registrato da subito un boom di iscrizioni negli Stati Uniti, dai quali provengono tuttora circa la metà degli iscritti globali,  e sta progressivamente prendendo piede in diversi paesi del mondo con un tasso di crescita che arriva fino al 428% in paesi come il Brasile nel 2011.

Il numero di iscritti continua a crescere anche in Italia, dove ha raggiunto gli oltre 2,8 milioni nel 2011.

La diffusione del social network è evidentemente in ascesa, questo comporta la possibilità concreta di avere un canale molto efficace e mirato per promuovere sé stessi o la propria attività, per presentarsi sul mercato del lavoro o ai  propri clienti e partner commerciali. “Tra il dire e il fare” c’è sempre di  mezzo un mare di complessità: mancanza di tempo, di risorse, di conoscenze specifiche degli strumenti e delle tecniche di comunicazione più efficaci per ottenere ciò che ci si prefigge. Così come per altri social network non stupisce il fatto che, nella pratica, siano in molti a fare un uso improprio, o perlomeno non efficace, di LinkedIn.

In 14 Terrible LinkedIn Mistakes You’re Making è Kim Brown, “talent scout” presso la Syracuse University, a suggerirci la soluzione ad alcuni degli errori più comuni che riscontra passando in rassegna ogni giorno migliaia di profili LinkedIn di studenti o persone in cerca di lavoro. Eccone un estratto:

1-    Errori di battitura.
Molto frequenti nei nomi, nei titoli di studio, nelle qualifiche professionali, persino nei loghi aziendali, gli errori di battitura non aiutano a fare una buona impressione. Per evitare di presentarsi in maniera approssimativa è fondamentale curare al meglio la stesura dei testi così come faremmo per un curriculum vitae scritto su carta.

2-    Profili senza foto.
Diversi studi hanno dimostrato che la presenza dell’immagine personale nel profilo LinkedIn è fondamentale per catturare l’attenzione di un recruiter (responsabile delle selezioni), tanto che alcuni di essi trascorrono più tempo a esaminare la foto che a leggere il profilo.  Non omettere un elemento così importante.

3-    Confusione tra LinkedIn e Facebook.
Ovvero, evitare di inserire immagini di profilo personali e “poco professionali” che ritraggono l’utente in momenti di vita privata, in compagnia del partner, di amici. È sconsigliabile anche linkare il proprio profilo Facebook su LinkedIn, sono due social network con scopi diversi e vanno tenuti separati.

4-    Qualifica professionale incerta
Che si tratti di uno studente o un disoccupato in cerca di lavoro è molto importante saper definire in modo preciso il proprio stato e le proprie competenze. Evitare pertanto di  qualificarsi semplicemente come studenti se se si è già in cerca di lavoro, meglio piuttosto identificarsi come “Laureando in ….” . Allo stesso modo i disoccupati possono sempre identificarsi come “Esperto in …”.

5-    Richieste di contatto non personalizzate.
Chiedere un contatto ad uno sconosciuto è sicuramente difficile, un primo passo per avvicinarsi a qualcuno è sfruttare la comune adesione ad un gruppo, aiuta a rompere il ghiaccio. Inoltre è da evitare l’invio del messaggio standard “Desidero aggiungerti alla mia rete professionale su LInkedIn” ed optare per la stesura di un messaggio personale, breve e sincero.

6-    Scarso uso del Riepilogo e delle sezioni
Compilare la sezione dedicata al Riepilogo del  proprio profilo è cruciale perché è proprio da li che i recruiter si fanno un’idea delle competenze dell’utente. Usare termini di ricerca e parole chiave che siano strettamente collegate con il proprio lavoro o con il lavoro che si ambisce.
Allo scopo di semplificare la ricerca delle informazioni interessanti  da parte dei recruiter, inoltre, è indispensabile anche dividere il profilo in sezioni  specifiche, ad esempio una per ogni diversa esperienza, in modo da alleggerire la lettura.

Se anche con i consigli di Kim Brown non riuscite ad essere incisivi su LinkedIn c’è sempre la possibilità di chiedere la consulenza di uno dei nostri esperti  in Social Media Marketing, i loro profili su LinkedIn hanno convinto anche noi.

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Posted by TITANKA!


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One Comment

  1. Decisamente uno strumento molto utile per il personal branding, ma non solo, anche le aziende lo possono utilizzare in maniera molto proficua. Ancora poche, pochissime lo fanno però! 😉

    Alberto

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