Paola Olivari ha contribuito alla nostra rivista di settore Hospitality Marketing Magazine con questo articolo esclusivo.
Hospitality Marketing Magazine è una pubblicazione unica, di oltre 120 pagine, ricca di contenuti unici e approfondimenti sul mondo del turismo e dell’ospitalità.
Attraverso analisi dei dati raccolti grazie al CRM Mr PRENO, case study di successo, consigli pratici, interviste a esperti del settore, TITANKA! ha voluto creare un’opera attuale e di grande valore, utile a tutti gli operatori del turismo per rivoluzionare il marketing della propria struttura con stile e innovazione.
Il turismo: specchio della nostra società.
Quali sfide deve affrontare la filiera del turismo e come prepararsi a vincerle.
Il turismo è un’industria a lungo termine, se chi gestisce una struttura ricettiva pensa unicamente al breve periodo non fa turismo, si limita semplicemente a ospitare delle persone.
Occorre tenere sempre gli occhi aperti sul domani, controllando ciò che accade oggi: leggiamo il presente per conoscere il futuro e prepararci alle sfide che esso ci riserva.
Per farlo partiamo proprio dai dati e nello specifico da un elemento che salta immediatamente all’occhio per la grande modifica che ha subìto negli anni, ovvero la finestra di prenotazione.
È evidente come quest’anno, da un lato i turisti abbiano spostato il periodo di richiesta e conferma di un soggiorno molto tempo prima dell’inizio della stagione (dicembre/gennaio) per poi rallentare gradualmente e riprendere l’ascesa nella fase last minute.
L’oscillazione della finestra di prenotazione a due velocità continua da anni, si era ridotta notevolmente nel periodo Covid, poi aveva cominciato a ricrescere fino a una nuova situazione.
Questo comportamento è inscritto in una generale condizione di instabilità e insicurezza, per questo sostengo che il turismo sia uno specchio della società.
Le cause sono da ricercare in diversi fattori, in primis il meteo: con un aprile, maggio e anche giugno molto piovosi tendenzialmente i turisti vivono un’incertezza per tutta la stagione, quindi o prenotano con largo anticipo, oppure direttamente sotto data.
Come è evidente dai dati degli ultimi due anni, il cambiamento climatico sta spostando le stagioni di interesse: se una volta la vacanza estiva era da Pasqua a settembre, ora il periodo si è trasferito da maggio/giugno fino a ottobre.
Probabilmente nel prossimo futuro vedremo le curve delle cosiddette altissime stagioni appiattirsi ulteriormente spalmando le presenze su tutto il periodo stagionale.
Un ulteriore elemento caratterizzante di questo senso di insicurezza è dato dai conflitti internazionali che, per quanto distanti, stanno diventando permanenti tanto che gli esperti di risk management definiscono questa situazione “Permacrisis”.
Rendiamoci conto di quanto sia alto il grado di difficoltà di lavorare nel settore turistico oggi, un mercato che deve coniugare un momento di evasione dei clienti in uno scenario di crisi permanente del pianeta.
Nonostante tutto, tra soli 10 anni, il World Travel & Tourism Council prevede che il settore turistico possa arrivare a rappresentare il 10,4% del PIL mondiale.
Nella storia non si è mai raggiunto un simile traguardo e gli onori si portano sempre dietro anche gli oneri.
Il Turismo deve assumersi oggi più che mai delle responsabilità collettive perché tutti i protagonisti della filiera lavorino a un obiettivo corale, portando ricchezza alle destinazioni senza però sfociare nel rischio dell’overtourism.
Per farlo occorre sviluppare sempre più rapporti tra pubblico e privato e dosare i flussi soprattutto in quelle località che non sono preparate ad accogliere un turismo di massa: non si può vendere un territorio senza che quel territorio sia preparato ad accogliere.
Ed è proprio lì che emerge la compenetrazione tra quello che è in capo ad un ente del turismo e quello che invece è responsabilità dei privati.
Com’è evidente tutti questi elementi sono strettamente interconnessi: il cambiamento climatico, l’incertezza economica e le difficoltà di connessione tra pubblico e privato rappresentano tanti touch point rappresentativi di un cambiamento dei modelli di consumo.
Una trasformazione resa ancora più complessa da un dato unico nella storia del turismo mondiale: mai come in questo periodo storico viaggiano contemporaneamente così tante generazioni, ovviamente ognuna con un comportamento diverso.
Quello che viviamo è un turismo intergenerazionale composto da 3 cluster: la genZ, i Millenials (Generazione Y) e i Senior (Generazione X e Boomer). Questi soggetti agiscono ovviamente in maniera diversa e possono dare una forma altrettanto diversa al turismo, un cambiamento che deve essere seguito necessariamente anche dagli albergatori e operatori del settore.
Come? Innanzitutto destagionalizzando, o quantomeno gestendo la destagionalizzazione meglio di quanto abbiano sempre fatto.
Le generazioni Z e i Millenials vanno in vacanza a luglio e agosto, i Senior che sono in pensione e hanno una capacità di spesa più alta preferiscono un periodo diverso dell’anno, complice anche l’eccessivo caldo nei mesi centrali.
Non è vero che qualsiasi destinazione sia destagionalizzabile, alcune lo possono essere più facilmente di altre, molte invece sono vincolate a delle stagioni precise.
Nel piccolo però, allungare la stagione di 3-4 settimane è spesso fattibile e per una struttura ricettiva può fare davvero la differenza: se c’è richiesta, c’è turismo.
Tutto questo tumulto di cambiamenti per chi lavora in questo settore rappresenta una campanella d’allarme per prepararci a sempre nuovi scenari.
Non credo sarà una rivoluzione copernicana, tuttavia è un chiaro processo di trasformazione.
Il mio consiglio agli imprenditori e operatori del settore è di assecondare il comportamento dei turisti, cercare di anticipare, capire e captare i segnali che sono nascosti nei dati di richiesta e prenotazione e soprattutto fare al meglio quello in cui sono professionisti, ovvero “ospitare” nel suo significato più antico.
In latino hospes ha un doppio significato di “colui che ospita” e di “colui che è ospitato”: una parola per due significati contrapposti.
In questo sta l’arte alberghiera, mettersi sempre nei panni dell’altra persona e fare in modo che il cliente si senta meglio che a casa e non abbia bisogno di chiedere nulla.
Ospitalità per me significa proprio questo: porre attenzione all’altro inteso come individuo, in generale all’accessibilità.
Gli standard ovviamente negli anni si sono alzati: non c’è più nessuno che reputa la televisione in camera un plus, diverso invece è farsi trovare pronti a erogare servizi sempre più specifici come una colazione che preveda ad esempio un angolo vegano e uno con cibi per celiaci.
Ognuno di noi ha un’individualità o anche delle piccole problematiche non sempre manifeste e allora sentirsi meglio che a casa significa proprio vivere un’esperienza in cui si è compresi e per la quale non si ha bisogno di chiedere nulla.
Alla luce di tutto questi molteplici aspetti, è chiaro quindi come il turismo non sia semplicemente un lavoro, bensì uno specchio economico ed emotivo della nostra intera società.
Paola Olivari
Giornalista professionista, redattrice di Guida Viaggi e About Hotel, divide la vita tra un lavoro che ama profondamente, la passione per i viaggi e per il mare.
Interessata alla natura, agli animali, alla storia e alle culture è da sempre attiva nella tutela dell’ambiente e delle biodiversità.
È stata cronista dell’Indipendente e responsabile comunicazione della Federazione italiana turismo equestre.
Per 13 anni ha diretto Turismo d’Affari, periodico dedicato al business travel.
Branded content stategist aziendale, fotografa e traduttrice, è anche docente in corsi di aggiornamento professionale dell’Ordine nazionale dei giornalisti e nel settore privato.